di Marzia Albani
Racconto di una giornata speciale alla Torre del Sole
Chi di noi, guardando un cielo stellato, non si è mai chiesto: “E se un giorno un asteroide venisse verso di noi?”. È una di quelle domande capaci di stuzzicare la curiosità di grandi e piccini, sospesa a metà tra la fantascienza e la realtà scientifica.
Proprio di questo abbiamo parlato sabato 10 ottobre al Parco Astronomico La Torre del Sole di Brembate di Sopra, nell’ambito del festival BergamoScienza 2026. Un appuntamento speciale che ci ha visto giocare in casa anche per un altro motivo: La Torre del Sole, infatti, fa parte della rete del progetto PRISMA dell’INAF.
Per l’occasione è tornato a trovarci un amico speciale: Mario Di Martino, fisico e astronomo dell’Osservatorio Astrofisico di Torino, che ci ha guidati in un viaggio affascinante dentro un tema di primissima importanza: la difesa planetaria.

Mario Di Martino presenta “La Terra è pronta a difendersi dagli asteroidi?” alla XXIV edizione di BergamoScienza, presso il Parco Astronomico La Torre del Sole (La Torre del Sole)
Tra numeri record, crateri storici e missioni spaziali
Oggi conosciamo oltre 42.000 asteroidi vicini alla Terra (i cosiddetti NEA – Near-Earth Asteroids). Una cifra enorme, ma la sfida è tutt’altro che finita. Come ci ha spiegato Di Martino, scoprirli per tempo è la primissima e più importante forma di difesa. Se un oggetto pericoloso viene individuato con anni di anticipo, abbiamo la possibilità di pianificare una deviazione; se il preavviso è solo di pochi mesi, l’unica opzione rimane l’evacuazione della zona interessata.
Il problema? Si stima che circa l’85% degli asteroidi di medie dimensioni, ovvero quelli capaci di causare danni su scala locale o regionale, sia ancora sconosciuto. Ma non bisogna farsi prendere dal panico: la scienza si sta muovendo in fretta. Mario ha tracciato il panorama dei telescopi di nuova generazione impegnati nell’osservazione del cielo, come il Pan-STARRS, il Vera Rubin Observatory, l’italo-europeo FlyEye di ESA e il futuro telescopio spaziale NEO Surveyor, il cui lancio è previsto tra circa un anno. Quest’ultimo, lavorando negli infrarossi, nei suoi dodici anni di missione potrebbe scoprire tra i 200.000 e i 300.000 nuovi oggetti vicini alla Terra!
E per quanto riguarda le strategie per spostarli se dovessero puntare la Terra? Le opzioni sul tavolo vanno dall’impatto cinetico ai trattori gravitazionali, fino all’estremo uso dell’energia nucleare. Proprio sull’impatto cinetico abbiamo già dati concreti grazie alla straordinaria missione DART della NASA, che nel 2022 ha dimostrato per la prima volta che è possibile deviare l’orbita di un asteroide scontrandosi con esso. E proprio a fine anno, a dicembre 2026, la missione europea Hera raggiungerà lo stesso asteroide per analizzare da vicino gli effetti e le conseguenze di quel famosissimo “tampone” spaziale.

La camera PRISMA ITLO01, installata presso il Parco Astronomico La Torre del Sole (La Torre del Sole)
Il ruolo del progetto PRISMA
In tutto questo, che ruolo abbiamo noi da terra? Un ruolo fondamentale. La Rete PRISMA, coordinata dall’INAF, osserva continuamente il cielo sopra l’Italia per monitorare il passaggio delle bolidi luminosi e tracciare la caduta delle meteoriti. È una sentinella del cielo che unisce la ricerca scientifica avanzata alla partecipazione del territorio.
Avere di nuovo con noi Mario Di Martino è stata una bellissima conferma dell’importanza di raccontare la scienza in modo chiaro e appassionante. Tra crateri giganti come quello di Chicxulub (famoso per aver decretato la fine dei dinosauri) e asteroidi celebri come Apophis, la conferenza ci ha lasciato con una certezza: il cielo è vasto e pieno di insidie, ma l’umanità sta imparando a guardarlo con occhi sempre più attenti e preparati.
